Amici degni di fede da un po' di tempo mi raccomandavano, a Firenze, il ristorante dell'Hotel Croce di malta <<il coccodrillo>>, assurto recentemente ad un buon livello. Incuriosito, ho colto l'occasione di accompagnare Lella (insegna alta cucina in quella città), per sincerarmene. L'ambiente ben distino dell'albergo, con ingresso proprio, caldo, ovattato, intimo, con argenteria, porcellane, lini finissimi, fa subito bella impressione; non mi lascio, comunque influenzare, mi seggo aprendo il menù dove trovo 2-3 piatti maremmani in una cornice di altri internazionali segnati con il loro nome giusto (finalmente!). Il Maitre che mi prende la comanda è affabilissimo. Alzando gli occhi riconosco in lui il caro, vecchio amico Giancarlo Matteoni da Castiglione della Pescaia. Questo spiega molto della sua professionalità. Giancarlo conosce la mia pignoleria, sarà lui a consigliarmi. Tutto OK anche se la zuppa di granchi era impareggiabile per gusto e finezza. Voglio conoscere lo chef Vincenzo di Gironimo per complimentarmi. Poche parole sono sufficienti per rendermi conto della sua alta preparazione. Parlando, vengo a sapere che, prima di quella casa, (ha girato un pò tutto il Mondo), lavorava per lo Scià di Persia che ha lasciato alle prime schermaglie del colpo di stato. Quella zuppa era assai gradita anche dal sovrano, il che dimostra, se pure ce ne fosse ancora bisogno, che i piatti maremmani sono conosciuti anche nelle grandi mense dinastiche. Il titolare, arch. Alessandro Brogi, ascolta con attenzione beandosi di aver strappato il Matteoni al "Baglioni" e lo chef allo Scià, e direi a buona ragione. Un piccolo neo, la carta dei vini, dove non è presente la nostra produzione ed alcuni sono da ringiovanire, ma il buon Giancarlo mi assicura che sarà fatto al più presto. Infatti è già venuto in maremma a sceglierne 3-4 giusti.

Ma non siamo qui a fare una scheda. Questo preambolo vuol servire solo a ribadire la validità dei nostri prodotti, degni di qualsiasi mensa: passiamo, dunque, alla ricetta, sempre per sei persone iniziando dagli occorrenti.

Un chilo e mezzo di granchi di mare, quattro spicchi di aglio, una cipolla media, quaranta grammi di prosciutto toscano crudo, un peperoncino rosso, un mazzetto di prezzemolo, un bicchiere di vino bianco secco, sei pomodori pelati, sei cucchiai di olio extra-vergine di oliva, sei fette di pane casereccio riposato ed abbrustolito.

Nell'olio fate soffriggere un battuto di aglio, cipolla, peperoncino, cui aggiungerete una volta rosolato, , il prosciutto crudo tritato. Come inizierà a risfriiggolare, giù i granchi ben lavato ad insaporire insieme ad un mazzetto della metà del prezzemolo. Dopo pochi minuti, , spruzzate il vino, lasciandolo evaporare completamente. Fatto questo, aggiungete i pomidori passati ed appena acqua calda. Come il sugo tenderà a spessirsi, togliete dal fuoco, passando la salsa al passatutto, quindi al setaccio. Dovrà risultare un amalgama piuttosto denso che allungherete sul fuoco con altra acqua calda leggermente salata. Il tempo di alzare il bollore e ci siamo. Servitela in scodelle dove avete riposto le fette di pane abbrustolito ed agitato, cospargendo infine di prezzemolo finemente tritato.

Questo piatto di netta matrice maremmana vi procurerà certamente consensi; ricordate però che il granchio marino comunque è migliore in primavera, quando muta il guscio che si presenterà, perciò, più molle e nell'acquistarlo (dovrà essere sempre vivo), preferite quelli più pesanti, a parità di grandezza, chiaramente perché più pieni.

.
.
Su questa zuppa, l'ideale è un vino bianco secco, non troppo profumato come se ne trovano da noi, soprattutto nella zona di Montepescali o di Sticciano. Girando per quelle terre di bassa collina, ogni contadino potrà farvi assaggiare, spillando direttamente dal tino, quel vino novello dal colore un pò carico per la presenza delle bucce nella fermentazione, saporito, appetibile. Lo stesso da bersi sempre e comunque nell'arco dell'anno, solitamente composto da Trebbiano Toscano, Malvasia del Chianti, Vermentino, dovrà avere queste caratteristiche
  • COLORE: giallo paglierino carico, netto
  • PROFUMO: vinoso, con garbo, senza eccedenze
  • SAPORE: sapido e tuttavia fresco senza tannicità, pur con nerbo
  • QUALIFICAZIONE: bianco secco
  • ACCOMPAGNAMENTO: pesci di mare fritti, zuppa di granchi, risotto alle femminelle, frittata in trippa
  • MODALITA' DI SERVIZIO: stappare al momento
  • TEMPERATURA DI SERVIZIO: 12°
  • BICCHIERE CONSIGLIATO: tulipano classico
  • INVECCHIAMENTO: vino da pronta beva
  • NOTA: non vuole legno e deve essere vinificato senza raspi.

 

Tratto dalla rivista "Dove e Quando", edita in anni passati dalla Passepartout Agenzia di viaggi: www.passepartout.it