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Storia di una vita mai raccontata 21/04/1983
Passato, finalmente l’inverno, potevo
riassaporare quelle stupende sensazioni che solo su quella meravigliosa isola
provavo. Infatti, come ogni estate, il primo giorno al
Giglio lo trascorrevo salutando i vecchi amici isolani, poi quando la sera calava mi rifugiavo in una
delle solite osterie per bere qualche bicchiere di vino bianco aspettando che
arrivasse l’ora di cena. Quell’anno sentivo l’isola ancora più mia,
era come se tutto quello che essa sosteneva sopra il mare in qualche modo mi
appartenesse. Spesso mi ritrovavo ad osservare la gente nei Bar,
sulle spiagge, nei ristoranti e provavo felicità, i miei occhi emanavano
fierezza perché quella gente stava godendo per merito di quel posto. E’ strana la sensazione che gratifica ed
arricchisce i propri sentimenti e le proprie sensazioni, il proprio essere, se
questa ti viene trasmessa da un qualcosa che non ti appartiene. Dopo cena andai da Guido, il gestore della mia
locanda preferita;”Non voleva iniziare quest’anno!”. Mi disse guardandomi in modo eccitato. Non risposi
fingendo di aver afferrato. “Non voleva proprio iniziare
quest’anno!”.Feci una smorfia ed in modo seccato risposi:Cosa?…”Ma
l’estate!” Mi diede una pacca sulle spalle e mi versò da
bere senza che glielo avessi chiesto. Non era cambiato nulla. La mattina seguente Guido si presentò alle otto
davanti alla porta di casa e
bussò freneticamente sino a che il mio cervello si svegliò. Aprii in maniera incosciente se avessi avuto la
mente lucida sicuramente avrei fatto finta di non essere in casa. “Non sei più abituato a bere!Come ogni anno
hai bisogno di riprendere il ritmo ehh; preparati che ho già armato Uomo
Nuovo” Uomo Nuovo era il nostro catamarano,così
chiamato da me per quel senso di completa rigenerazione che provavo
nell’andare per mare sfruttando soli i refoli di vento. Quella fu una giornata particolarmente triste per
me,non riuscivo a dimenticare tutto quello che mi stava accadendo e che avevo
sperato di poter per un attimo nascondere nel posto più profondo della mia
mente. Guido mi osservava senza parlare,aveva capito che
avevo solo bisogno di “crogiolarmi”nelle mie angosce. Rientrammo che era sera,ormeggiammo la barca e per
la prima volta della giornata Guido mi rivolse la parola. “Stasera hai bisogno di riposare e di
compagnia”. Risposi come se fossi stato trattato come un
povero idiota:”Ascolta Guido ti ringrazio per l’ospitalità’ ma come tu
sai bene anch’io ho una casa qui e per la compagnia non ho tempo”. Me n’andai con gli occhi pieni di lacrime
lasciando Guido che si dovette disarmare la barca tutta da solo. Quella seconda notte fu la più importante di
tutte le notti della mia vita. Pensai e
bevvi per ore ed ore a tutto quello che mi era successo e che inesorabilmente mi
stava cambiando. Non riuscivo a pensare ad un mio rientro in
città, non vi era una ragione precisa e avevo capito che contro il male di
vivere, tedium vitae, non c’era niente da fare. Avrei solo voluto pregare un Dio il quale potesse
in qualche modo ordinare le mie idee,ma trovai solo la forza di pensare a me
stesso ed alle persone che conoscevo . Così incominciai a pensare ad alta voce:
”Corri tempo corri!Fai che arrivi presto il mattino e che le mie aspirazioni
si possano disperdere nel buio di questa stanza, giorno dopo giorno affinché la
vicinanza della mia morte possa regalarmi un attimo di vita. Penso a voi alla mia famiglia. Si in questo
momento sono solo con voi. Vorrei vedervi sorridere davanti ai miei
occhi,vorrei provare per un solo istante il sentirmi indispensabile per la
vostra felicità. Io essere acquiescente
,piango su me stesso,piango per quello che non ho saputo e potuto creare. Solo con voi a volte posso ancora provare il
piacere di vivere. Mi ritrovo spesso a pensare a tutte le sensazioni
che non potrò più provare. Qui sul mio letto non aspetto piu’ niente e
creerò spirali sulle quali mi addormenterò sognando voi.”
Il giorno dopo pioveva forte dagli occhi degli
amici, il cielo era cupo e l’isola profumava di fiori. Alessandro Abbona
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