Oggi, con le macchine moderne, tagliare il grano è cosa semplicissima. Nella stessa giornata ci si può spostare in libertà e trebbiare tanti ettari in più quote. Non era però così una volta, quando le poche macchine a vapore riuscivano, con l'aiuto di molte braccia ed al termine di una lunga ed estenuante giornata di faticoso lavoro, a soddisfare un solo podere. C'era però in quel giorno, insieme alla fatica, tanta gioia per tutti. naturalmente, la data era rigorosamente prefissata, per dar modo anche alle massaie di provvedere al vettovagliamento. I primi a degustare la gioia di quel pranzo erano i bambini con il loro gironzolare intorno alle ampie sottane, disposti a tutti i comandi. Non c'erano macellai o pescherie a portata di mano e di tasca, ma in ogni casolare, insieme agli altri animali da cortile, troneggiava un nutrito pollaio; su questo veniva imbastito lo "spartito" (menu). Con le uova, foglie di maccheroni tirate al ranzagnolo a non finire; con le rigaglie, i crostini; il pollo per secondo. La sera, gallina bollita con il saporoso, anche se leggermente grasso, brodo in cui si cuocevano i tagliolini... no  andiamo oltre, fermiamoci sul piatto forte della colazione: IL POLLO DI MIETITURA.

Per sei persone occorrerà, oltre agli ingredienti per il ragù un pollo di 1 chilo e ottocento circa, due bei ciuffi di salvia, un pizzico di sale grosso, una presa di pepe nero appena macinato, tre etti di carne di maiale, una bella fetta di rigatino. Pulito bene il pollo lo si riempie con il battuto amalgamato di tutti gli ingredienti, e subito a fare iul petto, il dorso, le ali nel soffritto del sugo. Come la cipolla sarà biondita, anche il pennuto dovrebbe essere rosolato; avanti allora con la cottura del ragù ed il gallinaceo troneggiante al centro ad assorbire tutti gli atomi. La cottura del sugo di carne, si sa (dopo che la carne ha fatto l'acqua), deve essere a fuoco lento, il che gioverà non poco al ruspante. Quando, forandolo con la forchetta, vi accorgerete che è pronto, toglietelo senza attendere la completa cottura del sugo (il pollo di oggi, brado che sia, si sfarebbe nel tegame). A questo punto, pur essendo praticamente un arrosto, si sarà rinforzato il sapore, e tanto da sembrare una carne più consistente, con somma vostra delizia. Chiaramente, va servito spezzato in ottavi, ben caldo, contornato da papate al forno ed insalata di campo.

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Per questo piatto l'abbinamento classico va un pò a farsi benedire, e tanto che il vino giovane rosso previsto verrebbe troppo sovrastato. Si perché il soffritto, la cotenna di maiale, la carne di manzo, il pomodoro, il vino rosso usati usati per il ragù, durante la cottura, gli avranno trasmesso tutti i sapori, rendendo la carne più strutturata; ed allora anche il vino dovrà avere un corpo superiore, diciamo da medio invecchiamento. In Maremma non mancano: vanno bene tutti quelli dati da uvaggio (mescolanza di uve), in cui predomina il Sangiovese, che si trovano in tutta la zona di bassa collina, come meglio ancora quelli ricavati da vitigno, propri della montagna o collina. Il vino che porto a campione è un Morellino di Scansano DOC, vendemmia 1978, come si legge in etichetta. Nome però improprio, direi, in quanto la vinificazione particolare e soprattutto l'invecchiamento, lo rendono molto più morbido, raccolto, armonico in un corpo capace, per cui distante da quelle che sono le caratteristiche del Morellino di Scansano Classico. Infatti, dopo la fermentazione tumultuosa, questo Morellino particolare viene passato in "baricche" (piccole botti nuove a doga sottile) che al termine dell'invecchiamento gli cederanno tutti i tannini nobili, il che gli conferirà una grazia come a pochi altri. L'ho scoperto recentemente a Scansano dove l'amico Carlo Tenerini, farmacista, mi volle accompagnare all'Azienda Agraria "le Pupille" del dott. Alfredo Gentili, vignaiolo per passione. Appena visti in cantina questi contenitori, mi si affaccio alla mente il "Tignarello", superbo vino Toscano ottenuto con lo stesso procedimento, creatura di un grande innamorato enologo alla corte di Antinori: Spontanea la domanda sul vinificatore, con la risposta che mi attendevo: dr. Tachis. Immaginate la mia curiosità nell'assaggiarlo con le papille che andavano in sollucchero: chiaramente si sente la mano dello stesso cotanto padre e voglio trasmettere anche a voi, attraverso l'esame organolettico, le interessanti sensazioni provare.
  • COLORE: rosso rubino, un pò pallido, ma elegante
  • PROFUMO: Bouquet pieno, nobile, dove si avverte, se attenti, la viola mammola più che la rosa
  • SAPORE: asciutto, rotondo, fermo, vellutato, di stoffa aristocratica con lieve cedimento alla spina dorsale
  • TENORE ALCOLICO: 12,8°
  • QUALIFICAZIONE: Rosso asciutto
  • ACCOMPAGNAMENTO: arrosti di carni rosse, pollame nobile, piatti di grande cucina
  • MODALITA' DI SERVIZIO: stappare la bottiglia almeno 2 ore prima
  • TEMPERATURA DI SERVIZIO: 18/20°
  • NOTA: va bevuto in ballon a pancia larga

 

Tratto dalla rivista "Dove e Quando", edita in anni passati dalla Passepartout Agenzia di viaggi: www.passepartout.it