Non è proprio un tradizione gastronomica locale, ma per il metodo di prepararla, rispettando certe regole antiche e per il fatto che questo piatto si inserisce bene nel panorama anche folkloristico maremmano, non possiamo non leggerla quale piatto tipico locale, proveniente magari dalla Roma dei cesari o dalle colline laziali, ma inseritosi a pieno diritto nelle mense delle collettività maremmane per divenirne parte integrante e insostituibile, in particolare in certe situazioni ed occasioni goderecce. 

La porchetta è oggi il piatto di moda, sbrigativo, che fa chic. Direi che è diventato il piatto del consumismo per eccellenza, un piatto che si trova nelle più semplici mense come nei più ricercati banchetti. Ma quanta storia, quante tradizioni ci sono dietro di esso! Oggi, dicevo, L'high-society lo prevede puntualmente in ogni party, per non dire del "porchette party", come qualsiasi sagra o manifestazione lo annovera tra le bancarelle che la rallegrano. Un fatto è certo: quando si parla di questo piatto, lo si pretende, per manifesta capacità o tradizione, degli alti colli romani o, da noi in Maremma, di Roccastrada. Gusti e pillottature leggermente diversi, altrettanto invitanti. Spesso vi assisto, qualche volta cerco sfide a suon di porchetta, senza mai riuscire a determinare la migliore in senso assoluto. La nostra, presente in ogni dove, dall'antistadio alla festa parrocchiale, alla sagra di che si voglia fa scattare in modo tambureggiante la fatidica domanda: Di dov'è - Alla risposta: Roccastrada, ci sentiamo tranquilli, garantiti e non solo ci facciamo il panino, ma ce ne facciamo incartare un pò per la colazione di domani, con grande gioia dei figli e soprattutto della moglie che, oltre ad esserne ghiotta, non dovrà mettersi davanti ai fornelli.

Ma cosè in effetti e come è nata questa leccornia? Certamente è uno dei piatti più antichi non foss'altro per la facilità di allevare e mattare quel pacioccone, paffutello animale dalle guance rosate che risponde al nome di maiale, il cui peso, al momento dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 chili (peso vivo). Se ne parla e ne troviamo effigi nella storia più remota: gli Etruschi, i Romani - è provato - lo apprezzano in tutte le salse, si da offrirlo come qualcosa di proprio vanto. A quei tempi coloro che lavoravano il suino facevano parte di una specifica corporazione (ogni mestiere aveva la propria), che raccoglieva i lavoranti della medesima attività onde regolare, stimolare la produzione, l'allevamento, la lavorazione, il commercio.

In una ricetta del "DE RE COQUINARIA" siamo al tempo di Tiberio, così si parla della preparazione di una  porchetta di quei tempi <pulisci il maiale, svuotalo della parte della gola, acconciane il collo prima che abbia da indurire, apri l'orecchio sotto la cute, metti della salvia tarantina in  una vescica di bue, lega al collo della vescica un cannello per mezzo del quale schizzerai dentro l'orecchio quando di salsa ci possa stare, chiudi il foro con della pergamena e lega. Ripeti con l'altro orecchio.ovrai inserirci un ripieno in questo modo: trita del pepe, della maggiorana, poca radice di laser, bagna con salsa di apicio, aggiungi delle cervella cotte, delle uova crude, del brodo di maiale, uccelletti se ne puoi disporre, pinocchi. Tura con la pergamena e lega; poi mettilo al forno lento Quando è cotto ungi bene e servilo.... anche in pochi lo finirete leccandovi le guanciole>.

Torniamo a noi, a quella attuale che non si differenzia molto, quella di cui dice Lorenzo Stecchetti nel XV secolo, che è poi praticamente la stessa. <Per cuocere bene una porchetta, è necessario prima pelarla in modo che sia bianca e netta quindi, aperta per tutta la lunghezza del ventre, se ne estraggono i visceri. A parte si prepara il ripieno così con qualche chiodo di garofano, spezie, rosmarino, poche foglie di lauro, appena di lardo, vino rosso. Amalgamato il tutto, ungere prima bene la pancia ed inserire il rimanente nel dentro. Cucita, si passa alla cottura che può avvenire sia in forno che allo spiego; importante è farlo adagio in modo che sia cotta dentro, senza essere bruciata fuori>.

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Porchetta piatto gustoso in ogni stagione, ad ogni latitudine; quindi svariati sono i vini con cui in genere, spesso erroneamente, lo si accompagna. Ristretta è invece la gamma di quelli che possono ben sposarla. Il marito ideale è un vino rosso, maturo, di medio corpo, leggermente tannico, asciutto, che in fondo sappia pulire la bocca dal grasso che inevitabilmente la sposa lascia. Tanti se ne trovano in Maremma, specie nelle zone di collina da Scarlino a Massa marittima, Roccastrada, Civitella, Scansano, sino a Casteldelpiano od Arcidosso; vini di 2-3 anni, maturi, ma ancora in crescendo, non seduti. Io l'ultima prova l'ho fatta con il vino di Scarlino, vendemmia 1977, dal nome di fantasia alquanto strano <Pierallino Primo> con vigneto in località <La Spesaccia>. Di questo traccerò l'esame organolettico.
  • COLORE: rosso rubino, intenso, con sfumature violacee
  • PROFUMO: intenso, piacevole, con netto sentore di prugna secca
  • SAPORE: asciutto, sapido, già rotondo, dove si nota la mancanza del legno, di stoffa non ampia, per la carenza sopra citata, ma consistente
  • QUALIFICAZIONE: rosso asciutto
  • ACCOMPAGNAMENTO: selvaggina da pelo, grandi arrosti, pecorino secco
  • MODALITA' DI SERVIZIO: stappare la bottiglia almeno due ore prima
  • TEMPERATURA DI SERVIZIO: 18/20°
  • BICCHIERE CONSIGLIATO: ballon medio
  • INVECCHIAMENTO: presso il produttore, uno-due anni, secondo vendemmia, in botti di legno. Presso l'acquirente, 3-4 anni comodamente
  • NOTA: buona la vinificazione, emerge l'errata pratica di invecchiamento o, per meglio dire, conservarlo in recipienti di cemento vetrificato che non cedono quei tannini nobili che solo il legno può fare.

Tratto dalla rivista "Dove e Quando", edita in anni passati dalla Passepartout Agenzia di viaggi: www.passepartout.it