Lettera da Pistoia

Maledetto il giorno in cui sei nato

maledetto il giorno in cui ti ho conosciuto

maledizione a te per tutti i giorni che ti restano da vivere

ti odio e ti odierò per tutto il resto della mia vita ti auguro tutto il male possibile

 

Paola                  Pistoia, 10 giugno 1988

 

Il suono cupo, profondo, violento e tenebroso del colpo atroce che quel giorno hai vibrato sul gong della mia vita risuona ancora inesorabile negli anni con onde  che si amplificano penetranti e che ogni volta assumono intonazioni diverse, suscitano riflessioni e impressioni che lacerano e fanno ancora sanguinare la ferita mai rimarginata del nostro distacco.

Dopo tanto tempo hai ancora voluto rifiutare, ieri, la mano che ti ho teso, mi hai voluto dire  che niente è cambiato da tanti anni ormai, anzi il tuo stato d’animo si è ancor più indurito, forse nell’avida affamata insaziabile speranza che il male che tu mi hai augurato mi colpisca, dandoti finalmente la soddisfazione che sogni.

La violenza incontrollabile della rabbia di quel momento non si è attenuata.

Il tuo rifiuto è per sempre, come le tue parole.

Già! Le tue parole, così cattive e così spontanee, inarrestabili nel ciclone rabbioso e furibondo delle maledizioni che hai vomitato contro di me.

Ma che differenza c’è fra il fuoco della tua aggressione di parole e la violenza sottile e farisea del sorriso senza parole di chi in cuor suo coltiva lo stesso disprezzo anche senza augurarmi il male, senza aggredirmi furiosamente? 

È forse meglio di te chi mi ha abbandonato e rifiutato, ignorato, deriso, umiliato e distrutto, rinnegando l’amore, la solidarietà, la condivisione, l’amicizia in cui avevo creduto per sputarmi addosso cattiveria, ironia e sarcasmo e rivolgersi altrove, lontano da me per ritrovarsi compiaciuto insieme ai furbi, agli scaltri, agli stupidi, ai disonesti, ai bugiardi?  

È forse meglio di te chi, dopo avermi accolto e proposto come modello di vita, d’un colpo mi ha lasciato nella solitudine, additandomi allo scherno degli altri e negandomi perfino il saluto per gustare appieno la sottile soddisfazione di sentirsi migliore? 

È forse meglio delle tue parole di odio la lama affilata, velenosa  e subdola di chi ha approfittato della mia disperazione per  impadronirsi del mio danaro o per arricchirsi di orgoglio seppellendomi sotto il macigno dell’indifferenza?

È forse meglio di te chi ha giocato con i miei sentimenti, pilotato l’amore degli altri per soddisfare la propria libidine di sicurezze, di sottile compiacimento nel determinare le scelte altrui, di sufficienza fondata su carismi artificiali?

Non riesco a volerti male, non riesco a ricambiare il tuo odio.

Sogno di incontrarti, di salvarti la vita, di trovarmi fra tantissime persone e fra queste di essere la persona da te più amata, la prediletta.

Sogno di venire a casa tua, di trovarti felice di vedermi, con un abbraccio silenzioso.  

Sogno che tu venga a casa mia all’improvviso, solo per farmi un saluto, per abbracciarmi in silenzio.

Sogno, sogno! Ti sogno sempre sfuggente, imprendibile, mi lasci inesorabilmente nell’angoscia.

Mi fa piacere sognarti.

Ogni tanto, furtivamente, vengo a guardarti di nascosto.

Sotto i segni del tempo vedo ancora il tuo antico volto sereno con il suo sorriso limpido, vibrazione leggerissima delle labbra che lentamente si schiudono per lasciare sospeso nell’aria il tuo mistero inesauribile, dolcissimo, vellutato, struggente.

Il tuo sorriso che svanisce lentamente, leggero leggero come una farfallina, nel pulviscolo dorato di un raggio di sole.

Sarà sempre un sogno? Non lo so, ma voglio ricordarti così, non desidero più incontrarti.

Non so in quale Dio tu creda, certamente è diverso dal mio che non chiude mai la porta per nessuno.

Non ho rimorsi: posso avere sbagliato in mille modi, in mille forme, ma ti ho amato con tutto me stesso per tutta la vita.

Questa è la mia certezza assoluta, la fortezza incrollabile che mi protegge e che, spero ancora, ti faccia cedere le armi per ricondurti sulla via dell’amicizia, dove io ancora ritrovo me stesso incontrandomi con un silenzioso pietrificato dolore, sereno nella sua saggezza.

Paola & Sonia