Etrusco/Romano

Etrusco/Romano

800 A.C

Necropoli della età del ferro in zona Terrarossa

700. A.C

Abitato etrusco nella penisola di Orbetello (scavi Pacchioni, saggi ex-caserma Umberto 1° e Baccarini). Necropoli nella zona del Cristo alla Madonnella. Tale insediamento ha un momento di stacco intorno al V secolo.

300 A.C

L'abitato di Orbetello viene cinto da mura poligonali, la necropoli continua nella zona su descritta. I romani fondano la colonia di Cosa (Ansedonia) (273 A.C.)

300

Inizia il periodo di decadenza.

Il periodo Etrusco

Dall' VIII secolo assistiamo alla formazione delle città etrusche di Orbetello e di Talamone.

Orbetello etrusca  è situata sull'istmo al centro della laguna, attuale centro storico.

I recenti ritrovamenti dovuti ai sondaggi effettuati nell'area dell'edificio Baccarini, dell'ex Caserma, e lo scavo della zona Pacchioni hanno permesso di verificare l'ipotesi dell'abitato etrusco a partire dal VII sec. a.C.

In particolare lo scavo ha riportato alla luce le strutture di un intero isolato del VII-VI sec. con un momento di stacco nel V sec. ed una rioccupazione nel IV sec.

Le mura, in opera poligonale, che circondano l'attuale centro per uno sviluppo di 1960 m. circa, sono da considerarsi di questo periodo e l'area da esse delimitata era di circa 17 ettari.

La necropoli, purtroppo in gran parte scomparsa di fronte allo sviluppo edilizio, aveva una estensione di circa 3 km ed è datata dal VII al periodo ellenistico.

Talamone etrusca ha una formazione storica diversa.

I suoi resti sono situati sulla cima del colle detto di Talamonaccio e lo sviluppo, dopo una frequentazione che va dall'età del bronzo al villanoviano, sembra arrestarsi per poi riprendere all'inizio del IV sec.

Questi dati si riferiscono agli scavi della zona del tempio, alla sommità del colle, famoso per il ritrovamento della decorazione del frontone riferito al mito dei sette a Tebe.

Dal IV sec. si assiste ad uno sviluppo dell'insediamento sul colle ben documentato dalle varie fasi del tempio e dalla presenza della coeva necropoli nel versante verso Fonteblanda.

Probabilmente, vista la presenza di frammenti ceramici del VI-V sec. sul vicino colle di Bengodi, ulteriori scavi potrebbero portare nuove conoscenze e spiegare questo periodo di non frequentazione (?) del colle.

La romanizzazione

Nel 273 a.c. i romani fondano sul colle a est di Orbetello, oggi detto di Ansedonia, la città di Cosa.

Prende il via la cosiddetta romanizzazione del territorio che fa seguito alla ammissione di questa zona al potere romano dopo la caduta di Vulci nel 280 a.c.

I resti della città sono ben visibili, in quanto oggetto di scavi sistematici, e la cinta muraria, in opera poligonale, è quasi completa. Con un perimetro di 1500 m. e con 18 torri,  racchiude un'area di circa 13 ettari.

La vita di questa colonia romana ha chiaramente influito sul sito di Orbetello, probabilmente ripopolato in parte da coloni romani ma con una presenza ancora attiva di gente etrusca.

Le ultime scoperte, vedi scavi del Pacchioni e i saggi del Baccarini, avvalorano questa ipotesi e fanno pensare che Orbetello, in età romana, abbia avuto un ruolo importante come piazzaforte a difesa della laguna (vedi la cinta muraria) e come abitato portuale.

Tornando alla città di Cosa gli scavi hanno riportato alla luce la zona del Foro, del Capitolium, , le terme e alcune importanti zone di abitazioni, dandoci una immagine complessiva della sua importanza nel processo di romanizzazione  del territorio.

Il porto di Cosa, situato nella zona sud, ai piedi della collina, presenta un'opera di alta ingegneria idraulica, la così detta tagliata, che aveva il compito di impedire l'insabbiamento della laguna interna e delle infrastrutture portuali.

Nel territorio circostante assistiamo all'impianto di una serie di ville, di cui la più documentata è quella di sette finestre, il cui scavo ha permesso di conoscere la loro tipologia e le loro caratteristiche per quanto riguarda il modello di vita economica e sociale.

Dopo una serie di vicissitudini, intorno al III secolo d.c., la città viene abbandonata, così come avviene per quasi tutto il territorio orbetellano.