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Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di
poesie "Di amore, di morte", pubblicata in versione cartacea (Teseo editore
2000) ed in elettronica (Kult Virtual Press 2002), collabora con riviste e
siti internet pubblicando articoli e racconti brevi. Attraverso la
traduzione poetica, si è dedicato all'opera di alcuni autori poco
conosciuti. Redattore di Tam Tam, gestisce il sito "Poesia, scrittura e
immagine" [www.diamoredimorte.too.it] e, recentemente, ha pubblicato il suo
primo romanzo "In un tempo andato con biglietto di ritorno" (Proposte
editoriali 2005)
Di amore, di morte - Teseo editore - 2000
Genere > Poesia
Titolo > Di amore, di morte Editore > Teseo editore Pagine > 55 Home Editore > http://www.teseoeditore.it/catalogo/poesia.html
Nota di Lidia Gargiulo
Dei quattro elementi, la terra è quello che si
sente di più nella poesia di Enrico Pietrangeli. Perché la terra? Perché i
versi risuonano del suo camminare e dell’urto di scarpe coi sassi, dei
calci che urtano i sassi e forse anche dei colpi dei sassi quando
arrivano a colpire. Terra, è chiaro, non è la campagna di Virgilio ma la
terra di città, il duro manto di asfalto sul quale si consumano i nostri
passi. Semmai, se terra-terra c’è, è la terra che il guardiano del
cimitero, nell’Amleto di Shakespeare, accumula intorno al cranio di Yorik.
E qui ci illumina l’esergo. Sono due versi di Tristan Corbière poeta
maledetto che nell’originale francese, grazie all’ambiguità di termini
come noir, creux, vers , comunicano simultanea-mente l’innocenza
dell’idillio e il macabro disfacimento della morte; in tradu-zione
italiana, invece, per rendere i due effetti bisogna tradurlo due volte
(idillico: Lungo il ruscello ombroso i poeti pescano e il loro cranio
profondo è la sca-tola da versi; macabro: Lungo il nero ruscello i poeti
pescano e il loro cranio scavato è la scatola da vermi). Il fatto è che
Pietrangeli conosce altri poeti, e coi poeti consacrati la convivenza è
difficile: essi calamitano l’attenzione e le parole, si impongono alla
nostra scrittura a dispetto della nostra esperienza, che chiede essa pure
di diventare testo e parola. Pietrangeli sembra impegnato proprio in
questo confronto, grazie al quale la sua scrittura ha uno speciale
fervore, come se cercasse un equilibrio fra il tributo ai modelli e
l’espressione di un se stesso che tenta di definirsi, che lo fa
dialettico nel dislettico (parole sue). Tra reminiscenze e citazioni più
o meno programmate ecco apparire Poe, Beaudelaire, Corbière, Verlaine,
Rimbaud, non solo in termini e immagini (verme, indolente noia, concime,
imputridire, negri, porti), ma anche in atmosfere affini. Il titolo
stesso, Di amore, di morte, è il risultato di un compromesso: Amore e
morte, si sa, non solo è il titolo di un appassionato Canto leopardiano,
ma è binomio che attraversa arte e letteratura dai primordi ai nostri
giorni, passando per gli studi psicanalitici di Freud, che ci ha
sistematicamente dimostrato come Eros e Tanatos siano le due pulsioni di
base dell’esistenza. In questi versi Amore e Morte tornano in binomio ma
si mettono di fianco, non come soggetto ma in un caso indiretto: Di
amore, di morte, il che ha il doppio effetto di evocare il già noto e di
dargli suono più nuovo. Quelli di Pietrangeli sono versi irregolari nei
quali si intravede non tanto la ricerca di armonia o di una qualsivoglia
regola, quanto la volontà di dare consistenza all’esperienza presente e
prendere le distanze dal passato, quasi a salvarsi dal doppio rischio di
uno stantio ricordare o di annegare nell’oblio una parte di noi. Una
scrittura così è, dunque, anche prova di digestione in corso, passaggio
di ricordi attraverso le viscere. Ma intanto non si perde d’occhio il
presente con Al futurismo digitale, Adrenalina, Carta Kodak, Serial tv ,
appunti più che sintesi e più che assaggi, già strutturati sebbene in
attesa di più attento spessore. In attesa di altra vita; mai nuova, ma
almeno rinnovata, si dice in Natale.
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Di amore, di morte - Kult Virtual Press - 2002 Scheda e book:
Genere > Poesia
Titolo > Di amore, di morte Editore > Kult Virtual Press Pagine > 76 File > exe Spazio > 286 kb Home Editore > www.kultvirtualpress.com
Nota di Antonio Padula
Anni '70. Anni rivoluzionari: i giovani cambiano il costume e la morale
della società. Si vive direttamente ciò che si pensa, si pensa ciò che si
fa. C'è un senso di complicità, direi addirittura di fratellanza quasi
religiosa fra i giovani.
Sono anni però anche caotici, in cui tante grandi energie si disperdono nella quotidianità del vissuto. Forse, quella degli anni '70, era una generazione a cui mancavano profondi e solidi strumenti culturali, i mezzi che il sistema educativo, ormai in frantumi, non era più capace di trasmettere (e oggi assistiamo ormai al suo declino sempre più grave). Quindi era tutto nel "qui ed ora", tutto nell'immediato di un incontro, di una manifestazione politica, di un viaggio: esperienza, esperienza profondamente vissuta e inebriante. Fra le poche cose che restano di quegli anni e che ne ricordano lo spirito c'è certamente la poesia di Enrico Pietrangeli. Un poeta che ha saputo vivere immerso totalmente in quell'esperienza, ma che ha anche saputo trovare quei momenti così particolari, di distacco e immedesimazione in cui nasce la scrittura, in cui il tempo e la realtà sono "catturati" e "racchiusi" in una forma. Ma la poesia di Enrico Pietrangeli non è solo memoria di quel periodo storico. Essa ci colpisce anche e soprattutto per il suo modo di patire e godere la vita, per il senso mitico in cui l'esperienza viene trasfusa e per la vena metafisica che sa scavare nel più vissuto per trovare il più lontano e l'intemporale.
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In un tempo andato con biglietto di ritorno - Proposte editoriali - 2005
Genere > Narrativa italiana
Titolo> In un tempo andato con biglietto di ritorno Editore > Proposte editoriali ISBN > 88-87431-45-0 Pagine > 212 IBS > http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2370&isbn=8887431450
Nota di Davide Potente
GLI ANNI ’70: QUANTE VOLTE NE ABBIAMO SENTITO PARLARE, SPESSO CON UN velo
di nostalgia negli occhi di chi ce li ha raccontati. Sono gli anni in cui
qualcosa nel mondo è cambiato, gli anni in cui il gap generazionale è
stato subito evidente e ha portato spesso a un continuo confronto e
contrasto tra padri e figli. Oggi si ricorda il “movimento”, quella
tentata rivoluzione che si è persa gradualmente nelle strade e nelle
piazze, ma forse sarebbe più esatto parlare di “stagione dei sogni”. In un
periodo nel quale in molti erano convinti che per fare qualcosa bastasse
solamente crederci, avere vent’anni significava avere anche la voglia di
riscrivere tutto e trovare a tutti i costi un modo di stare al mondo che
non fosse imposto dall’alto, ma che nascesse invece da una libera scelta.
In molti si sono persi in questa ricerca, altri sono qui a raccontarci
vizi, desideri, speranze e opinioni della loro generazione. Enrico
Pietrangeli vi regala un biglietto di andata e uno di ritorno per farvi
viaggiare in un tempo andato e non manca, durante il viaggio, di
accompagnarvi con una consistente colonna sonora per così dire “di
stagione”. L’approccio alla lettura può risultare quasi violento perché i
ventenni di oggi hanno solo una vaga idea di cosa sonostati i turbolenti
anni ’70 e anche perché l’autore punta diritto al coinvolgimento nella
narrazione. Tuttavia, una volta lasciate le convinzioni che spesso ha chi
quel periodo non l’ha vissuto, le pagine scorrono svelte. E se chi scrive,
per scrivere, si legge e si rilegge, chi legge, nel suo leggere, riscrive
ciò che è scritto. Rivive cioè la stagione dei sogni. Solitudine, paura e
rabbia sono i sentimenti che dominano i personaggi del libro. Nessuno ci
insegna come vivere, non ci sono teorie universali o strade sicure, perciò
si può ben dire che da questo punto di vista siamo tutti autodidatti. Oggi
grazie a modelli e figuranti è molto semplice adagiarsi su una via e
accondiscendere alle pretese del mondo, ma allora, quando tutto stava
cambiando, non c’erano certezze e volenti o nolenti bisognava cercarle.
Bisognava gridare “NO” ad un ordine, ma prima bisognava avere il coraggio
di farlo. Ebbene, non tutti lo ebbero… C’era il terrorismo in Italia,
c’era corruzione, c’erano nuove droghe, c’erano i moralisti e per fortuna
c’era tanta musica rock sia prima che dopo il “terremoto Sex Pistols” e la
nascita della new wave e del punk. Ma c’erano anche i sentimenti che
proviamo ancora oggi, quella “perversa gioia del tormento cantata per
altri versi che parlano d’amore: sono quelli riveduti, sputati
clandestinamente sulla strada ferrata che mi porterà altrove”. Questo è
ciò che potrà servirvi a cominciare il viaggio. Nel libro troverete, oltre
ad una bella storia, anche il biglietto di ritorno.
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Il tempo
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The Madman (Il Pazzo > English traslation) |
IL PAZZO |
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Ricordo di Ungaretti Tra lontane memorie annaspo in una notte …insonne ritorno bambino teso ed impaurito. Finito il carosello mamma rintronava: subito a letto! Era di lunedì sera, anni Sessanta, Ungaretti appariva dentro uno schermo: burbero orco in bianco e nero, rauco e stentato vociferare… e poi lo sceneggiato …un’Odissea… Puntuale incubo dentro lo specchio, oltre il mio letto. di Enrico Pietrangeli – diritti riservati – 2003 |
A J.RUMI I° Vaga smarrito, ebbro del vino fermentato dall'amore, illuminato e deriso da un mondo d'argilla nel palmo germogliatogli. II° Dal grembo della terra, umido sesso informe che appare fecondato, zampilla amor regale, mistero del sublime per amanti congiunti, ubriachi, nella luce accecati. III° Roteando, pia e blasfema centrifuga di lavatrice, volge al suo ventre, altresì ombellico per effimeri ed epici trascorsi industriali. IV° Odo un lamento, solitario e notturno, vento che carezza nostalgia struggente, il gemito del flauto dal canneto divelto e colgo amori, perduti amori. di Enrico Pietrangeli - diritti riservati - 2003
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A M.C. II° Parte |
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A L.A. |
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ED ECCO IL NATALE di Enrico Pietrangeli - Da "Di amore, di morte" - 2000 Teseo Editore Ed ecco il Natale: con vivo augurio vi penzolano a fiotti, dai soffitti dei mercanti, opulenti cartelli celebrativi a stagionarsi nell'effimero e li vedo uno ad uno come quei crocifissi solitari appesi sugli altari benedettini mentre il buon vino di chiesa invecchia da un anno all'altro; a quando la resurrezione di questa carne? |
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Il racconto ulteriore
Moretti e Vitali – 2006 – 18 Euro
Il
Racconto ulteriore, “antecedente all’intelligibilità” nella contrapposizione
di un tempo mitico alla desolante contemporaneità di una terra già esplorata da
Eliot, è un progetto che vede Flavio Ermini coordinare dei pensatori nel “gesto
narrativo”. L’ ”inquietudine dell’imprevedibile” ci ha condotto verso false
certezze allontanandoci dal vero senso della tradizione, dall’origine. Dal
chaos, nello stesso gesto della creazione sussiste ancora, inalterata,
l’energia per una prospettiva ulteriore, devoluta a un sapere autentico,
non più reso asettico, e considerato nel suo originario contesto organico.
Bonnefoy lo fa attraverso una possibile variante per la cacciata dal giardino.
Un punto in cui il tempo non ha avuto ancora inizio, dove l’immediato e il
mediato, opportunamente affrontati da Vitiello nell’episodio finale, sono ancora
“erranza nell’eterno” e prendono forma col giorno, nell’esperienza, tra l’eco di
un flauto, mediando dolore e speranza. Prima o dopo divengono l’intangibilità
del tempo dove l’archetipo, riflesso nella forma, si tramanda nel mito, restando
impresso tra luci e ombre. Nel tema della leggenda primordiale resta ancorato
anche Félix Duque, è quella indigena della foresta e del suo lago, mentre, a
poca distanza, si consuma “l’imminente fine di questo mondo”, tra disastri
ecologici e notiziari flash sul terrorismo. Quella di Labarthe è un’Allusione
all’inizio migratoria, iniziatica ed incentrata sulla comunicativa, in un
viaggio che ci vede dubitare e disperderci, ricominciare: possibile metafora
della stessa vita. L’arcangelo, con Antonio Prete, dalla sua sostanza di luce,
viene a contatto col tempo e la disgregazione della materia. Vive con rammarico
i suoi fallimenti, la distrazione di una colpa ancestrale. E’ questa la prima
delle Tre storie sul tempo e l’apparenza, quale “impossibile somma
d’infiniti vuoti” nell’epilogo della sera: lo scorgere finalmente il sorriso di
una bimba ricongiunta al suo gatto. Articolato e dettagliato è il ritratto
ginevrino di Roberta De Monticelli che, traversando memorie e riflessioni,
approda su più acquietanti sogni in una “fragorosa e sporca” piazza toscana.
Spinoza, l’ottico, tanto ebreo quanto eretico, con Tagliapietra lo ritroviamo
che si diletta coi ragni e sarà specchio di una risata che è dio, vittima e
carnefice nelle vesti di un Benjamin portato al martirio, ancora immerso nella
lettura di Ethica. Uno Spinoza che ricorre anche con Vitiello,
ricordandoci “che ogni definizione è negativa” e che, con Jean Luc Nancy, ci
riporta a quel “sentiamo e sperimentiamo il nostro essere eterni”. Interessante
il contesto in cui si sviluppa Diario, “fluttuante in un’incerta
intemporalità” che va dal 4 al 10 novembre 2002. Realizzato per conto della
rivista Parallax, vede qui la sua versione italiana dopo essere stato tradotto
in inglese. Il marionettista di Givone, unitamente al racconto di
Tagliapietra, è, a mio parere, tra gli episodi più centrati, almeno in relazione
all’intento narrativo preposto. Tutto il fascino e la magia dello spettacolo dei
burattini viene rilevato allontanando lo spettro di un demiurgo dietro le
quinte, restituendoci personaggi con un’anima sottesa ad un filo tramite cui
comunicare, finanche a recepire “dal basso” “le sollecitazioni sceniche”.
Ironico ed incisivo giunge Carlo Simi che, attraverso l’antica e collaudata
formula del dialogo, ci trasporta nel mondo delle fiabe che preannunciano
ciclicità atemporali. Con Donà ci si addentra in tematiche che includono
risvolti psicologici, mentre con Gargani si abbandona il filone narrativo
soltanto per meglio sviscerarlo con esiti che, personalmente, trovo convincenti,
soprattutto per quell’ “indissolubile legame” tra “etica e scrittura” ricordato
anche attraverso il monito di Wittgenstein: “non possiamo scrivere qualcosa di
vero se non siamo veri”. Riportare la figura dell’intellettuale ad un suo più
connaturato baricentro rendendogli la giusta attenzione, a partire dall’operato
scientifico e politico, potrebbe essere un varco aperto da questo libro, poiché
in queste condizioni, come Gargani stesso afferma, “non c’è da sorprendersi che
fenomeni mafiosi si estendano all’ambito dell’organizzazione della cultura e del
mondo accademico”
Nota di Enrico Pietrangeli - 2007