DAVIDE RICCIO Torino

ALCUNE POESIE

 

SETTIMANE FA

 

Nel mare del tempo

Non prendo il largo mai

 

Sempre parto il lunedì

Un diportista non per sollazzo

 

Mi allontano dalle coste

Mai del tutto fino a mercoledì

 

Al giro di boa il dietro front

Stanco torno di venerdì

 

Rimango a terra due giorni

Per un riposo e quindi daccapo

 

Nel mare del tempo

Non prendo il largo mai

 

            LA MANCANZA

         (il bastimento vacante)

        

         Qui brucio alle cicale

         e alla terra che brulica:

         nel tuo nome la sera

         non mi farà più male.

 

         Di sali acidi sbronzo

         io divengo di bronzo;

         ma solo ciò che stagna

         sarei senza il rosso

 

         del tuo rame, amor mio.

         Questa vacanza è 

         per me di bastimento

 

         che naviga in zavorra,

         al chiedermi se ancora

         tu aspetti il mio ritorno.

 

A MIA MADRE

 

Io so perché mi ammalia

il mare. Tu inspiravi

e i frangenti sulle rocce

sciabordano schiumando.

 

E poi che l’onda si è

franta, lenta e costante,

e scemando la cresta

respinta si ritira,

 

pacifica tu espiravi.

E lo sciacquio fievole

e ipnotico, amniotico,

 

mi riavvolge di nuovo.

E vorrei non finisse

mai… ma senza erosione.

 

SULL’AMACA

 

Non trovo pentagramma per la sferica

Sinfonia olofonica della campagna

 

Forme e colori posso io solo vedere

Nel taumascopio lisergico

Degli occhi chiusi verso il sole

 

Gli odori sono da sempre

Indescrivibili e restino tali anch’essi

 

Immerso nel fluido tepore del sudore

Galleggio nell’amaca meravigliosa del ventre

Che dondola quando la madre cammina

  

NOTTURNO

 

Le stelle sono lanterne cieche

che nascondono Chi le porta

e soltanto più compagnia

 

mi fanno i nottuidi

e gli altri seccanti ronzoni

istupiditi che mai scaltriti

 

all’impazzata secchi

tonfano nella lampada.

L’orologio al muro ininterrotti

 

staccheggia passi gravi.

Languido, rivolgo nella mente

i miei fantasmi a mezzanotte,

 

e del tempo sento le catene.

  

36 METRI QUADRATI

 

Ho 36 anni e un minialloggio.

Ingresso tinello e cucinino

una camera con divano letto

un bagno cieco e due balconi,

36 metri quadrati calpestabili in tutto

insopportabili ormai, un metro quadro

per ogni anno di mia vita.

 

Non è nemmeno detto

che per la stessa misteriosa legge

100 metri quadrati

li avrò almeno a cent’anni.

A cent’anni poi mi basteranno

due metri di lunghezza

per novanta centimetri di larghezza.

  

KOLPOS

 

Eppure il mio capo

poi vi si insinuava

per riposare

 

come un mare dentro terra

consueto ai colpi

di quel golfo setaceo,

 

a luce radente

talvolta osservato.

 

Ora insofferente

                        ai tocchi precordi,

a sistole e diastole,

 

da ciò che palpita sfuggo

e ripugnato mi contraggo.

 

BLUES

 

Il buon odore

di ferro rugginoso

della pioggia che inizia

mi dispone a una composta

tristezza tenera, memore.

 

Lo scroscio sfrigola

come un vecchio album

nel solco vuoto

tra un brano e un altro

che non comincia mai…

PIURT-A-BEUL
Mouth Music


Martelletti rullano, tambureggiano.
Ho buon trinciato da rollare a mano
e Scozia per parte di antico sangue,
fierezza non ritrosa al contraccambio.
Guardatemi ora nell'iride verde
di acque stagnanti e pagliuzze di vivido
neuston, le nostalgie a volo d'uccello,
fumo che scrocchia lieve ad ogni nota.
Ho una danza di dita sulla tastiera
e sulla barra spaziatrice, tartan
in festa di chiazze e righe di ampiezza,
quadrettate quartine su ternarie
terzine, ciocche di tabacco fulvo,
chioma della mia compagna roteante.

 

LA LEZIONE

 

(C’è Steve Reich

 in tutte queste cicale

 vera musica minimale)

 

Non è il frinire delle cicale –

sia canto sesso o chiacchiericcio futile –

né la muta sensatezza industriosa

delle formiche in fila

a farmi oggi da lezione, ma quando

il libeccio scuote le frasche agli alberi

suonando quasi un mare tutt’intorno

e io, esposto seminudo al sole, stanco,

sentirmi l’Odisseo sonnacchioso

sulla zattera comunque verso casa

ed un vero, dolcissimo risveglio.

 

 

SEMPLICEMENTE IN BICICLETTA

 

Domenica andremo al parco

 

La mia verde bicicletta d’antan

La tua inglesina bianca con il cestino

Saranno macchine del tempo

Fino a sentirci primo Novecento

 

E di questo soltanto saremo contenti

Pedalando

Tu ed io un altro giorno equilibrando

In equinozio di primavera